Museo dei Fossili di Bolca
Bolca è un paesino situato nella Lessinia Orientale, appartenente al Comune di Vestenanova, e si trova ad una quota di 850 metri sul livello del mare. Nonostante le sue dimensioni non siano particolarmente significative, è probabilmente il paese più famoso (anche a livello internazionale) di tutta la montagna veronese, e la sua fama è data dagli incredibili giacimenti di fossili (per lo più pesci, ma non solo) che si trovano nel suo territorio.
Le due località più importanti per l'estrazione di questi fossili (che risalgono a circa 50 milioni di anni fa) sono il Monte Postale e la famosa Pesciara, entrambi siti in quella che viene chiamata Val Cherpa.
Il Museo, che divide i suoi tesori con il Museo di Scienze Naturali di Verona, si snoda su 3 stanze, due al piano terra ed una al piano superiore.
All'ingresso del museo una vetrina sospesa da il benvenuto ai visitatori con i suoi 6 meravigliosi e ben conservati esemplari fossilizzati di pesci, che introducono ad un viaggio nella Lessinia di 50 milioni di anni fa.
Sulla destra sono presenti invece delle cartine geografiche e topografiche che permettono di localizzare al meglio la posizione di Bolca nelle prealpi veronesi e dove sono dislocati i vari giacimenti di fossili della zona: Monte Purga, Monte Postale, Monte Spilecco, Pesciara, San Giovanni Ilarione e Roncà. Poco più avanti è presente un'ulteriore carta colorata che rappresenta nell'area geografica la conformazione del terreno mettendo in risalto le rocce di origine sedimentaria formate da carbonato di calcio e quelle di origine vulcanica ricche di ferro e magnesio. Come risulta evidente da questa piantina, sono più diffuse le zone di origine vulcanica, ma i giacimenti di fossili sono situati nelle zone prevalentemente costituite da roccia sedimentaria. Questo porta a definire milioni di anni fa la Lessinia fosse una zona caratterizzata da una intensa attività vulcanica.
Proseguendo la visita al museo, si giunge a due tavole che rappresentano la sezione del terreno della Pesciara e del Monte Postale: queste tavole stratigrafiche sono accompagnate anche da delle rocce che permettono di avere un esempio evidente del susseguirsi degli strati calcarei (uno grossolano ed uno più fino) in cui sono stati ritrovati i fossili. Il calcare grossolano solitamente racchiude piccoli invertebrati, mentre gli strati a calcare più fino tendono a creare delle lastre che racchiudono i fossili più importanti ed imponenti.
Dopo aver attraversato una zona in cui sono riportate le fotografie dei principali studiosi che hanno eseguito ricerche a Bolca e dintorni, si giunge a quella che è conosciuta come la "sala dell'acquario": una stanza in cui sono presenti ben 3 acquari distinti. Il primo è la riproduzione di un classico fondale mediterraneo, con i pesci che oggi lo abitano. Il secondo invece è la riproduzione di un ambiente marino tipico dei tropici, ricco di pesci e colori. Il terzo acquario, sicuramente il più affascinante, invece è dato dalle vetrine in cui sono esposti diversi esemplari di pesci fossili che popolavano l'ambiente marino tropicale che bagnava la Lessinia 50 milioni di anni fa. Questi fossili (o ittioliti) sono disposti secondo la loro classificazione scientifica.
La classificazione divide i pesci sostanzialmente in due classi: i pesci cartilaginei e quelli ossei. Tra i primi troviamo lo squalo, la razza e la torpedine, e sono caratterizzati da dimensioni considerevoli. Mentre tra gli ossei ci sono esemplari di dimensioni inferiori quali anguille, puche, lates e tanti altri pesci che abitavano la barriera corallina. A chiusura di questa stanza è presente un bellissimo esemplare di pesce angelo che fa togliere quasi il fiato ed anche un barracuda.
Si lascia quindi il pian terreno per portarsi al primo piano, dove cambia la logica di esposizione, passando da quella per classificazione ad una più semplice e comprensibile per i non addetti ai lavori: i fossili sono presentati per ambiente di appartenenza, andando dagli organismi che abitavano i fondali, a quelli che popolavano la barriera corallina, al mare aperto, fino a giungere alle spiagge e alle terre emerse. Troviamo così nelle vetrine iniziali razze e sogliole, crostacei quali granchi ed aragoste, delle meduse (rarissime per la loro composizione prevalentemente di acqua), pesci angelo, tonni ed anche un pesce spada. Fino a giungere al fossile di un coccodrillo (il cui originale fa bella mostra di se al Museo di Scienze Naturali di Verona), a due perfetti esemplari di palma (datata 53 milioni di anni fa, e rinvenute sul Monte Purga), per concludere con l'ultima vetrina in cui sono presenti altri vegetali (anche noci di cocco!), foglie varie, alghe, insetti ed altro ancora.
Una cosa di sicuro interesse, spiegata da alcuni pannelli nella parte iniziale del percorso, è il "come" si vanno a "scoprire" questi fossili, ovvero come avviene la loro estrazione. Questo procedimento avviene per gradi successivi. Si parte dall'identificazione del livello fossilifero, ovvero il livello dei sedimenti in cui è possibile/probabile trovare reperti fossili. Da qui vengono estreatte delle lastre, che poi sono lasciate a "stagionare" all'aperto. Quando pronte, queste lastre vengono aperte come le pagine di un libro, tramite l'uso di uno scalpello posto parallelamente alle stratificazioni presenti sulla lastra, andando delicatamente a separare ogni singolo "foglio" (lamina) senza tralasciare nemmeno i pezzi più piccoli (così da esser certi di non perdere nessun fossile). Se aprendo una lamina si trova un fossile, questo sarà presente in ambedue i fogli, dato che viene lasciata l'"impronta" ed anche la "controimpronta". A volte può capitare che nell'apertura di una lastra, questa si spezzi andando a compromettere anche l'integrità del fossile: non è cosa drammatica, anzi capita spesso, soprattutto con le lastre di misura maggiore sia per la loro fragilità che per la difficoltà di estrarle intere. In tal caso si va a riparare il fossile scoperto con dei mastici appositi. Viene quindi confrontato con altri fossili ed attuali specie viventi, studiato e poi collocato in qualche vetrina, così da fare in modo che faccia bella mostra di se.
Bolca ha suscitato negli uomini di scienza che negli anni hanno studiato il fenomeno, innumerevoli domande. Ma la più importante è sicuramente "perchè queste morie di massa dei pesci?"... e tante sono state le risposte nel tempo: da chi riteneva i fossili "scherzi della natura", a teorie del XVIII e XIX secolo che additavano come causa continui fenomeni vulcanici nella zona, fino ad arrivare a quella attualmente più accreditata che imputa la causa alla crescita improvvisa e repentina di alghe che andavano a togliere l'ossigeno dall'acqua e quindi rendevano l'habitat marino invivibile.
La visita al museo sicuramente è molto interessante e coinvolgente (anche grazie ad un filmato che introduce e chiarisce alcuni concetti sul perchè questo fenomeno a Bolca). Ma per gustare al meglio questi luoghi, consigliamo la visita alla Pessara (Pesciara), uno dei luoghi di estrazione dei fossili, dove ancor oggi la famigla Cerato procede al lavoro nelle miniere d'estrazione e dove è possibile (non nella miniera, ma nel "ghiaione" di resti di lastre) essere noi stessi a scoprire qualche piccolo fossile di 50 milioni di anni fa.
Per informazioni:
Via Villa Bolca
37030 Bolca di Vestenanova
Verona
tel. 045.6560013
Galleria Fotografica:
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