Il Museo della Radio d'Epoca
L'interessante storia di un dispositivo che alla sua nascita ha rivoluzionato il mondo della comunicazione, e che in svariate forme continua oggi a espandere i suoi campi di utilizzo, è "raccontata" dalle centinaia di oggetti esposti al "Museo della radio", nel centro di Verona.
La moderna tecnologia ci mette a disposizione dei dispositivi molto piccoli e di uso molto comune che spesso diamo per scontati. Ognuno di essi, però, ha avuto una storia talvolta lunga e importante, e spesso associata al nome di uno o più grandi scienziati o personaggi: uno di essi è la radio.
Nel 1893 Tesla, descrive un circuito che contiene tutti i componenti di un sistema radio, e che inizialmente serviva a realizzare un telegrafo senza fili. Negli anni successivi anche Guglielmo Marconi presenta il brevetto di una radio.
La radio quindi è nata dalle tecnologie di fine ottocento, ed era piuttosto ingombrante, pesante, di bassa qualità, poco efficace, molto costosa e consumava molto. Inizialmente non era adatta a trasmettere suoni e inoltre non possedeva canali, per cui il segnale veniva indifferentemente ricevuto da tutti gli apparecchi che si trovavano a portata di segnale.
Uno dei primi e piu' importanti campi di applicazione della radio è stato quello navale. Le navi si erano già dotate del telegrafo senza fili, il quale ormai si era rivelato indispensabile ai fini della sicurezza e in caso di richiesta di soccorso. In seguito la radio, che col tempo è stata sempre più migliorata, lo ha sostituito.
La lunga storia della radio, è raccontata dagli oggetti esposti nel "museo della radio d'epoca", che si trova a Verona all'interno di un edificio scolastico, l'Istituto tecnico industriale Galileo Ferraris, il cui preside, l'Ing. Dino Poli, ha dato completa disponibilità ad un collezionista di apparecchi radiofonici d'epoca, Alberto Chiàntera, il quale, nel corso di alcuni decenni, ha accumulato molti apparecchi radio, acquistandoli in varie parti del mondo. La collezione è ora molto vasta e riempie degli spaziosi locali sotterranei.
Alcuni apparecchi sono stati disposti sul perimetro e in alcune vetrine della sala dove si tengono i colloqui con i genitori degli studenti, la quale quindi svolge la funzione di "vetrina" per il museo.
Come capita spesso nei musei, percorrendo le varie sale, la sensazione che si ha è quella di spostarsi in un luogo diverso da quello in cui ci si trova fisicamente. E in questo caso sembra anche di essere trasportati in un'altra epoca e, seguendo visivamente l'evoluzione delle radio delle più vecchie alle più recenti, sembra di poter ripercorrere un intero secolo. E, in un certo senso, per un attimo sembra di entrare a farne parte.
Forse, a creare questa sensazione, contribuisce l'aria un po' umida, con un lieve odore caratteristico, simile a quella di una cantina, e che crea qualche problema alle lampadine delle vetrine che spesso devono essere sistemate, poichè ogni tanto si spengono a causa dei contatti che si ossidano.
È molto istruttivo seguire l'evoluzione della radio, e questo può essere utile anche per capire un po' come è fatta.
In quelle sale, ci si rende conto che per l'epoca la trasmissione a senza fili era una grossa innovazione: era una cosa molto speciale poter comunicare istantaneamente a grande distanza.
E fa piacere pensare che almeno in parte questo sia avvenuto in Italia, e ad opera di un italiano.
Nel museo sono esposti anche alcuni telegrafi senza fili, gli apparecchi che, come abbiamo visto, hanno preceduto le radio e da cui le esse sono derivate.
I telegrafi funzionavano con un rocchetto di Rhumkorff che permetteva di ottenere tensioni molto elevate e, con queste, di produrre degli impulsi che potevano essere trasmessi a grande distanza. Essi, per poter veicolare delle informazioni, venivano codificati (codice Morse) e poi nella stazione ricevente venivano decodificati per essere resi nuovamente comprensibili.
Nella sala più grande del museo sono state ricreate due postazioni telegrafiche funzionanti che permettono di fare delle dimostrazioni agli ospiti del museo.
Un componente fondamentale della radio, e che è in grado di suscitare curiosità, e' l'antenna: se ne può vedere l'evoluzione dalle prime che si utilizzavano, ingombranti e dalle forme piuttosto strane, a quelle compatte e lineari attuali. Di esse ormai quasi ci si dimentica poiche' spesso sono integrate direttamente all'interno degli apparecchi.
Un'antenna in particolare, è di grande interesse, e si trova vicino all'ingresso della sala più ampia: è costituita da due tubi metallici circolari sfasati tra loro di 90°, e proviene dal panfilo "Elettra" di Guglielmo Marconi. Alcune foto ne mostrano la vecchia collocazione sulla nave.
In questo posto ci si rende anche conto che la radio è stata il primo media attraverso il quale la gente poteva ricevere notizie aggiornate.
Fa uno strano effetto constatare che la radio veniva utilizzata in modo simile a come viene oggi utilizzata la televisione: in un piccolo spazio all'interno del museo, è ricostruito un nucleo familiare degli anni 50, intento nell'ascolto della radio.
Si può anche vedere come la creatività dell'uomo abbia continuamente reinterpretato il dispositivo, dandogli sempre nuove forme, nuovi aspetti (talvolta molto particolari e fantasiosi), e l'abbia adattato ai diversi gusti, talora pratici, talora eleganti, rispondendo anche alle esigenze delle varie epoche e ai vincoli imposti dai vari utilizzi che se ne facevano.
Si può anche vedere come i modelli nel corso degli anni oltre alla forma, abbiano cambiato anche la loro dimensione e siano diventati sempre più complessi e sempre più piccoli.
Nel museo sono conservati anche alcuni televisori d'epoca e svariati componenti elettrici ed elettronici.
In una vetrina è conservata anche la tessera dell'iscrizione al partito fascista, di Guglielmo Marconi. Vicino ad essa c'è anche un vecchio disco con la registrazione della voce di Marconi in occasione di una dimostrazione di trasmissione a lunga distanza.
Il museo è attualmente visitato oltre che da italiani, anche da molti turisti stranieri.
Museo della Radio - Via del Pontiere, 40 - 37122 VERONA - tel. 045 595855
http://www.museodellaradio.com/
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La moderna tecnologia ci mette a disposizione dei dispositivi molto piccoli e di uso molto comune che spesso diamo per scontati. Ognuno di essi, però, ha avuto una storia talvolta lunga e importante, e spesso associata al nome di uno o più grandi scienziati o personaggi: uno di essi è la radio.
Nel 1893 Tesla, descrive un circuito che contiene tutti i componenti di un sistema radio, e che inizialmente serviva a realizzare un telegrafo senza fili. Negli anni successivi anche Guglielmo Marconi presenta il brevetto di una radio.
La radio quindi è nata dalle tecnologie di fine ottocento, ed era piuttosto ingombrante, pesante, di bassa qualità, poco efficace, molto costosa e consumava molto. Inizialmente non era adatta a trasmettere suoni e inoltre non possedeva canali, per cui il segnale veniva indifferentemente ricevuto da tutti gli apparecchi che si trovavano a portata di segnale.
Uno dei primi e piu' importanti campi di applicazione della radio è stato quello navale. Le navi si erano già dotate del telegrafo senza fili, il quale ormai si era rivelato indispensabile ai fini della sicurezza e in caso di richiesta di soccorso. In seguito la radio, che col tempo è stata sempre più migliorata, lo ha sostituito.
La lunga storia della radio, è raccontata dagli oggetti esposti nel "museo della radio d'epoca" (http://www.museodellaradio.com/), che si trova a Verona all'interno di un edificio scolastico, l'Istituto tecnico industriale Galileo Ferraris, il cui preside, l'Ing. Dino Poli, ha dato completa disponibilità ad un collezionista di apparecchi radiofonici d'epoca, Alberto Chiàntera, il quale, nel corso di alcuni decenni, ha accumulato molti apparecchi radio, acquistandoli in varie parti del mondo. La collezione è ora molto vasta e riempie degli spaziosi locali sotterranei.
Alcuni apparecchi sono stati disposti sul perimetro e in alcune vetrine della sala dove si tengono i colloqui con i genitori degli studenti, la quale quindi svolge la funzione di "vetrina" per il museo.
Come capita spesso nei musei, percorrendo le varie sale, la sensazione che si ha è quella di spostarsi in un luogo diverso da quello in cui ci si trova fisicamente. E in questo caso sembra anche di essere trasportati in un'altra epoca e, seguendo visivamente l'evoluzione delle radio delle più vecchie alle più recenti, sembra di poter ripercorrere un intero secolo. E, in un certo senso, per un attimo sembra di entrare a farne parte.
Forse, a creare questa sensazione, contribuisce l'aria un po' umida, con un lieve odore caratteristico, simile a quella di una cantina, e che crea qualche problema alle lampadine delle vetrine che spesso devono essere sistemate, poichè ogni tanto si spengono a causa dei contatti che si ossidano.
È molto istruttivo seguire l'evoluzione della radio, e questo può essere utile anche per capire un po' come è fatta.
In quelle sale, ci si rende conto che per l'epoca la trasmissione a senza fili era una grossa innovazione: era una cosa molto speciale poter comunicare istantaneamente a grande distanza.
E fa piacere pensare che almeno in parte questo sia avvenuto in Italia, e ad opera di un italiano.
Nel museo sono esposti anche alcuni telegrafi senza fili, gli apparecchi che, come abbiamo visto, hanno preceduto le radio e da cui le esse sono derivate.
I telegrafi funzionavano con un rocchetto di Rhumkorff che permetteva di ottenere tensioni molto elevate e, con queste, di produrre degli impulsi che potevano essere trasmessi a grande distanza. Essi, per poter veicolare delle informazioni, venivano codificati (codice Morse) e poi nella stazione ricevente venivano decodificati per essere resi nuovamente comprensibili.
Nella sala più grande del museo sono state ricreate due postazioni telegrafiche funzionanti che permettono di fare delle dimostrazioni agli ospiti del museo.
Un componente fondamentale della radio, e che è in grado di suscitare curiosità, e' l'antenna: se ne può vedere l'evoluzione dalle prime che si utilizzavano, ingombranti e dalle forme piuttosto strane, a quelle compatte e lineari attuali. Di esse ormai quasi ci si dimentica poiche' spesso sono integrate direttamente all'interno degli apparecchi.
Un'antenna in particolare, è di grande interesse, e si trova vicino all'ingresso della sala più ampia: è costituita da due tubi metallici circolari sfasati tra loro di 90°, e proviene dal panfilo "Elettra" di Guglielmo Marconi. Alcune foto ne mostrano la vecchia collocazione sulla nave.
In questo posto ci si rende anche conto che la radio è stato il primo media attraverso il quale la gente poteva ricevere notizie aggiornate. Fa uno strano effetto constatare che la radio veniva utilizzata in modo simile a come viene oggi utilizzata la televisione: in un piccolo spazio all'interno del museo, è ricostruito un nucleo familiare degli anni 50, intento nell'ascolto della radio.
Si può anche vedere come la creatività dell'uomo abbia continuamente reinterpretato il dispositivo, dandogli sempre nuove forme, nuovi aspetti (talvolta molto particolari e fantasiosi), e l'abbia adattato ai diversi gusti, talora pratici, talora eleganti, rispondendo anche alle esigenze delle varie epoche e ai vincoli imposti dai vari utilizzi che se ne facevano.
Si può anche vedere come i modelli nel corso degli anni oltre alla forma, abbiano cambiato anche la loro dimensione e siano diventati sempre più complessi sempre più piccoli
Nel museo sono conservati anche alcuni televisori d'epoca e svariati componenti elettrici ed elettronici.
In una vetrina è conservata anche la tessera dell'iscrizione al partito fascista, di Guglielmo Marconi. Vicino ad essa c'è anche un vecchio disco con la registrazione della voce di Marconi in occasione di una dimostrazione di trasmissione a lunga distanza.
Il museo è attualmente visitato oltre che da italiani, anche da molti turisti stranieri.




