Intervista a Pier Angelo Carozzi
Pier Angelo Carozzi è docente di Storia delle religioni nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Verona. Dopo gli studi di Filologia classica e di Filosofia alle Università Cattolica e Statale di Milano, ha trascorso anni di ricerca storico-religiosa nelle Università di Heidelberg di Parigi (Sorbonne ed Ecole Pratique des Hautes Etudes) e di Lovanio (Institut orientaliste).
Specializzato in Antichistica e Orientalistica, e nella metodologia della Storia delle religioni in Italia, ha pubblicato lavori sulla gnosi, l’ermetismo antico, la soteriologia del Tardo Antico e la storia degli studi della disciplina. Volumi e riviste hanno accolto i suoi articoli e studi monografici. È membro della Società italiana di Storia delle religioni, della European association for the study of religious e della International association for the History of religions.
Professor Pier Angelo Carozzi come si sviluppa il ciclo d’incontri “La Chiesa prima di Roma” che terrà alla Fondazione Centro Studi Campostrini per cinque incontri consecutivi, da mercoledì 4 maggio a martedì 31 maggio 2011?
Gli incontri verteranno sulla storia della Chiesa prima di Roma. Quando Gesù morì e fu creduto risorto dai suoi seguaci, la prima comunità da Gerusalemme si trasferì prima in Giordania, per poi mettere le radici ad Antiochia di Siria. Ancora oggi, all’interno della chiesa cattolico-romana, il giorno 22 febbraio si festeggia la cattedra di San Pietro in Antiochia, città dove si può ancora visitare una chiesa rupestre che la tradizione vuole sia stata ufficiata proprio da Pietro. La nascita della prima comunità cristiana viene sintetizzata da Luca negli Atti degli apostoli, 11 26, proprio facendo riferimento alla comunità di Antiochia. Sarà proprio qui che la comunità dei credenti in Gesù, chiamato Cristo per fede, verrà denominata cristiana (Ap, 11 26), e i seguaci del Cristo chiamati cristiani. La chiesa, prima che tutti la riconoscano come chiesa romana, è vicino-orientale, siro-palestinese, perché la sua fase iniziale di sviluppo appartiene al giudeo-cristianesimo.
Ci può spiegare a grandi linee il viaggio ideale che intraprenderà durante il ciclo di appuntamenti?
Dalla prima comunità dei seguaci di Gesù con il loro viaggio da Gerusalemme ad Antiochia, seguiremo poi l’itinerario dell’evangelizzazione di Paolo, accompagnato da Barnaba, Luca e da Tecla. Passeremo per la città di Tarso – luogo della sua nascita e della prima adolescenza – per Seleucia d’Isauria – attuale Silifke –, luogo della sepoltura di Tecla, per salire a Konya, l’antica Iconio evangelizzata da Paolo, e ridiscendere al porto di Antalya, da dove Paolo si imbarcò per tornare ad Antiochia, e risalire a Gerusalemme. Il terzo incontro ci porterà ad Efeso, cioè alla comunità di Giovanni, dove ci soffermeremo sul terzo dei grandi corpora del Nuovo Testamento, dopo Luca e Paolo. Efeso significa infatti il quarto Vangelo, le Tre lettere, l’Apocalisse e uno dei concili (431), che ha proclamato Maria Madre di Dio. Il quarto incontro tratterà di Costantinopoli, città per l’Impero ma anche per la Chiesa, mentre l’ultima conferenza farà il punto sulla definizione della dottrina e l’organizzazione istituzionale della Chiesa.
Il ciclo d’incontri si concretizzerà anche in un viaggio, a fine settembre. Ci può dare qualche anticipazione?
Gli incontri saranno utili alla preparazione del viaggio di studio – e quindi non turistico – che ho messo appunto per la Fondazione per la seconda metà di settembre. Esso ci permetterà di vedere, toccare con mano e calpestare le pietre dei siti archeologici anatolici, ellenistico-romani e cristiani che ci testimoniano l’avvio della Chiesa prima di Roma nella fase giudaico-cristiana e proto-cristiana. Il viaggio partirà dalla Turchia sudorientale, da Antiochia, praticamente zona geografica siriana, assegnata alla Repubblica turca dopo la caduta dell’Impero ottomano, per percorrere i confini mediterranei della penisola anatomica. Faremmo due puntate con soste all’interno del Paese: nella zona di Konya, di Pamukkale e di Afrodisia, per arrivare poi a Istanbul che visiteremo a volo d’uccello, con una crociera sul Bosforo, al termine di un lungo e impegnativo itinerario. Questo viaggio, infatti, non vuole approfondire la conoscenza della capitale, che merita un sopralluogo a sè. Il viaggio, come il ciclo d’incontri che curerò a maggio, passerà in rassegna tutte le sedi dei concili: Efeso (III concilio, 431), Nicea (sede del I, 325), Calcedonia (IV, 451) e Costantinopoli (II, 381). Nell’ampia zona intorno ad Efeso, inoltre, ci soffermeremo nelle rispettive aree archeologiche delle sette città a cui Giovanni indirizzò le sette lettere dell’Apocalisse. Ci immergeremmo pertanto in un’ininterrotta tradizione: neotestamentaria, delle origini cristiane, e in quelle ellenistico-romana, bizantina, ottomana e turca, come le conosciamo oggi, attraverseremo tremila anni di storia, per quanto riguarda la penisola anatolica, e i primi quattrocento anni di cristianesimo.
Come definisce il suo approccio di studio in prospettiva storico-comparativo e che utilità specifica ha per gli argomenti che saranno trattati?
Studieremo la storia della Chiesa e quindi l’istituzionalizzarsi della comunità dei credenti in Gesù come Messia e Dio. Questa comunità, composta agli inizi da ebrei che riconoscono in Gesù il Messia, e da non ebrei che una parte dei convertiti voleva che diventasse ebrei prima di diventare cristiani (la linea di Pietro), mentre altri chiedevano che credessero unicamente in Cristo, superando il legalismo ebraico (la linea di Paolo). Quest’ultima opzione risultò vincente, ossia la linea universalistica e quindi cattolica, linea che rompe con il giudaismo in un distacco registrato già nei Vangeli. Per i primi 250 anni chiesa e cristianesimo sono inculturati nell’ebraismo. Pertanto non si può conoscere storicamente cristianesimo e chiesa, se non attraverso l’inculturazione greca e l’entroterra ebraico della cultura. Bisogna far riferimento al mondo greco, alla Torah e all’ebraico come lingua e modello di civiltà. Quando la Chiesa, già sulla fine del primo secolo, si sposterà da Antiochia a Roma, si caratterizzerà per l’uso sempre più diffuso della lingua latina. Noi si andrà alle radici della Chiesa che è ebraica e greca, prima di essere latina e romana. Con il riferimento alle tre lingue – ebraico, greco, latino – dovremo istituire una comparazione storica fra tre culture e religioni differenti, cui si aggiungeranno necessariamente apporti egizi, siriaci, assiro-babilonesi e persiani. Con le migrazioni di popoli, motivate dalla costante necessità di arruolamento di legioni per l’Impero, con le invasioni e le conseguenti conversioni di Germani e Celti, si aprirà per il cristianesimo una ulteriore nuova fase. Un esempio di questo processo è rilevabile in schegge e fossili linguistici che ancora manteniamo vivi ai giorni nostri sotto i nomi dei giorni della settimana: i paesi latini, evangelizzati sotto l’Impero, hanno mantenuto i nomi degli dei pagani di Roma latina, per il giorno della Luna, di Marte, di Mercurio, di Giove e di Venere; i paesi germanici invece, evangelizzati dopo il crollo dell’Impero e mai romanizzati, ancora presentano nei radicali dei giorni il riferimento agli dei del pantheon germanico.
Quale peso e importanza ha lo sviluppo della chiesa prima di e fuori da Roma nella storia del cristianesimo?
La Chiesa diventa romana già alla fine del I secolo. La Chiesa prima di Roma si sviluppa nell’arco del I secolo. Il riferimento è a Gerusalemme, alla cultura ebraica e alla cultura ellenistica. La fortuna storica, sociale e politica del cristianesimo e della Chiesa non è stata, tuttavia, Antiochia ma Roma, scelta strategica dopo i primi decenni che costituiscono momento sorgivo della comunità e di definizione della dottrina. I primi tre secoli della chiesa sono già effettivamente romani, importanti per l’impegno di attualizzare la distinzione fra potere dello Stato e autorità spirituale: “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. I primi cristiani si sono sforzati di prendere alla lettera questi loghia di Gesù, ma essendo ancora il cristianesimo una religio illicita, cioè una religione non ammessa fra i culti ufficiali dello Stato, i credenti opponevano all’Impero obiezioni di coscienza nei confronti del servizio militare, del culto imperiale, della consumazione delle carni immolate agli dei, affrontando il rischio e l’esperienza della morte. Lo testimoniano martiri soldati come Vittore, Maurizio e la legione tebea... C’è da una parte un atteggiamento di opposizione al modello istituzionale, sociale e politico dello stato romano, e dall’altra, una sempre più serrata organizzazione sociale della comunità cristiana sotto il profilo culturale, solidaristico, di fedeltà alle scritture e ai pastori. La svolta avverrà con il cosiddetto editto di Milano del 313. Non è un salto ma un passaggio, dove i cristiani saranno considerati alternativa alla giustificazione ideologica dell’Impero. Il passaggio definitivo si opererà con l’editto di Tessalonica del 380 emanato da Teodosio che riconosceva nel cristianesimo cattolico-romano l’unica religione dello Stato ponendo fine alla libertà religiosa. Il concilio di Calcedonia del 451, con la definizione della dottrina cristologica, conclude l’antichità cristiana e il sobborgo di Istanbul – Kadikoy, che visiteremo nella ricognizione dell’antica Calcedonia al termine del nostro lungo itinerario, porrà fine anche al nostro viaggio di studio.
Intervista a cura del Centro Studi Campostrini




