Intervista a Max Marmiroli
Max Marmiroli è musicista autodidatta e musicologo di esperienza pluridecennale. La buona conoscenza delle produzioni discografiche internazionali e delle conseguenti proposte artistico-concertistiche gli consentono da alcuni anni di collaborare alla direzione artistica di importanti manifestazioni e rassegne musicali. Inoltre la buona conoscenza della storia degli strumenti musicali e degli stili dei vari continenti gli consentono iniziative didattico formative. Da vent’anni ha all’attivo varie collaborazioni discografiche.
“Voci migranti, echi e viaggiatori” è il nuovo tema scelto per la sesta edizione della rassegna musicale La valigia dei suoni. Migrazioni e contaminazioni nel globo sonoro, curata da Rosa Meri Palvarini con la sua collaborazione. Max Marmiroli ci può anticipare il viaggio musicale che sarà intrapreso con questa nuova proposta artistica?
La rassegna musicale di quest’anno sarà caratterizzata dalle forme tradizionali del folk che si mescoleranno a stili ormai secolarizzati come il pop, il jazz e il rock. Espressioni culturali tipiche dell’Africa si sovrapporranno alla musica popolare euro-americana, musicisti cresciuti in Italia suoneranno pezzi originali che sembrano stati creati sulle sponde del Mississippi e, ancora, artisti provenienti dal Sud America ci porteranno raffinate innovazioni a partire dalla musica pop di tradizione anglo-sassone.
Quali sono le novità di questo viaggio musicale rispetto alle edizioni passate?
La novità principale riguarda una maggiore attenzione all’espressività della voce umana e alle poetiche culturali e sociali, senza comunque perdere di vista l’importanza delle forme strumentali che caratterizzano il viaggio di formazione che rappresenta “La valigia dei suoni”, con le sue commistioni sonore.
L’anno scorso la presenza dell’ancia era lo strumento che univa ogni singolo concerto. Quest’anno invece cosa lega ogni ospite che sarà presente durante la rassegna?
L’essere viaggiatore… Mi spiego meglio. La musica folk è spesso erroneamente confusa con la musica etnica, ma a differenza di quest’ultima che rimane per così dire più legata ad un interesse antropologico, il folk è un’espressione popolar tradizionale continuamente contestualizzata nei cambiamenti e nelle mutevoli pulsioni della società dalla quale scaturisce. In questo modo le possibilità di mescolanze e nuovi stimoli creativi entrano sempre più in gioco accentuandosi in conseguenza ai flussi migratori e per effetto della sempre più facile accessibilità ai vari stili dell’universo musicale. Ciò che è successo agli inizi del secolo scorso – per conseguenza di un evento tragico come la tratta degli schiavi nelle Americhe –, ha portato alla nascita di nuovi e influenti generi musicali. Oggi questa commistione riaccade, per effetto della volontà di confronto e curiosità culturale tra musicisti e appassionati ricercatori. È come se il canto dei migranti fosse finalmente assimilato attraverso infinite varianti della comunità dei musicisti.
Il tema della globalizzazione, dell’incontro fra i popoli in musica è una delle caratteristiche che ha sempre contraddistinto la rassegna, quest’anno sembra invece il punto fondamentale, il senso dell’unione di questi cinque gruppi. È così?
La musica, oggi più che mai, sembra proprio essere il cardine fondamentale per una vera, sana e onesta globalizzazione. Nonostante spesso i media tentino di legare i fenomeni musicali esclusivamente al business e ai profitti, buona parte dei fenomeni musicali che stanno lasciando indelebili tracce culturali sono scevri da grossi movimenti di denaro e sempre più legati alla passione di operatori indipendenti. Musicisti, produttori, ricercatori o semplicemente appassionati di musica stanno diffondendo canti e suoni sempre più contaminati con risultati mediamente stupefacenti che dimostrano l’infinita possibilità di manipolazione dei suoni. Con questa sesta edizione della rassegna cercheremo di portare innovazione e curiosità attraverso cinque concerti dedicati ad artisti che hanno nel loro approccio musicale proprio l’essenza della globalizzazione.
Ci può presentare brevemente ogni singolo gruppo a partire da I Luf che si esibiranno venerdì 3 giugno 2011?
Gli echi delle valli bergamasche, la passione per il rock, la musica irlandese, l’amore per la propria terra e l’impegno sociale fanno della band I Luf una delle realtà più vivaci e importanti della scena folk-rock contemporanea. L’introduzione ideale per la nostra rassegna è partire da un mondo di tradizioni che ben conosciamo e che viene rielaborato da Dario Canossi e i suoi “lupi” introducendo lo spirito rockettaro, verace e spontaneo in un meltin pot di suoni folk (tra violino, fisarmonica, pive, cornamuse e flauti) ma anche rock, reggae e funky (grazie a basso elettrico, chitarre e batteria). La loro poetica poi è una meravigliosa mescolanza di impegno sociale – alla Guccini –, e di “epica” popolare.
Le Trobairitz d’oc & Claudio Carboni sono attesi per venerdì 10 giugno…
Il duo vocale Trobairitz d’oc ovvero “Trovatrici” – Paola Lombardo e Valeria Benigni – porta in chiave contemporanea e col fascino femminile la tradizione di lingua d’oc delle regioni occitane (italiane e francesi) e, con la collaborazione e il fecondo interplay del sassofonista e clarinettista Claudio Carboni (che accompagna Riccardo Tesi all’interno del progetto Bandaitaliana), innescano un percorso di ricca e suggestiva contaminazione con la musica colta e il jazz.
La cantautrice Saba sarà alla Fondazione Centro Studi Campostrini venerdì 17 giugno…
La vocalist e cantautrice Saba Anglana, nata a Mogadiscio da madre etiope e padre italiano, traccia con la sua band multietnica, un solco profondo nella diaspora musicale africana, fatto di sogni, affetti, nostalgia e, allo stesso tempo, di realismo e consapevolezza nel portare un messaggio musicale vivace, ricco di contaminazioni e profonde radici, sublimato da una voce meravigliosamente suggestiva. Il fascino della sua vocalità e degli arrangiamenti si unisce poi a una poetica sociale e di spirito umanitario di notevole spessore rendendo il messaggio musicale ancora più incisivo.
Fabrizio Poggi & Chicken Mambo suoneranno venerdì 24 giugno.
Il nuovo progetto dell’armonicista, musicologo e ricercatore Fabrizio Poggi porta l’ascoltatore tra le atmosfere blues, country e gospel di Spirit & Freedom, l’ultimo album realizzato con i suoi Chicken Mambo e un nutrito stuolo di importantissimi ospiti della più verace american music (tra gli altri i Blynd Boys Of Alabama, Flaco Jimenez, Charlie Musselwhite, Kevin Welch, etc). Lo studio approfondito e la conseguente assimilazione delle radici della cultura musicale nordamericana, fa di questa formazione tutta italiana uno dei più prestigiosi esempi di globalizzazione musicale.
Chiude la sesta edizione della Valigia dei suoni l’Aca Seca Trio venerdì 1 luglio.
Sono tre giovani musicisti di Buenos Aires che portano la cultura popolare argentina (la canzone d’autore, il pop, il folk, la milonga, il candombe e il tango) in una miscela di raffinate melodie e armonizzazioni jazz creando una musica nuova, suggestiva e originale da scoprire. Siamo alla degna conclusione di un viaggio musicale che porta l’ascoltatore ad una delle forme più complesse ed interessanti di “globalizzazione musicale”. Nel loro mondo sonoro troviamo lo spirito vivo della tradizione, nelle melodie e nelle ritmiche, ma anche l’approccio sofisticato ispirato da Stevie Wonder, James Taylor, o dall’improvvisazione jazzistica di Joao Gilberto o Stefano Bollani (solo per citare stili e suoni che affiorano alla mente ascoltando la loro musica). L’Aca Seca Trio, inoltre, sarà ospite a metà luglio del più importante festival jazz europeo: l’Umbria Jazz Festival.
Intervista a cura del Centro Studi Campostrini (www.centrostudicampostrini.it)




