Tamaro o Vite Nera
Il Tamaro è una pianta spontanea, di carattere erbaceo, che è diffusa in Asia Occidentale, Nord Africa ed Europa. E' perenne e rampicante. La si può trovare dalle zone di mare fino in montagna, solitamente nel sottobosco, ma non è troppo raro trovarla anche in radure o aggrovigliata nelle siepi.
Ha una radice tuberosa che nel periodo primaverile (marzo-aprile) emette dei fusti flessuosi che si vanno ad arrampicare sugli alberi ed arbusti vicini, attorcigliandosi ad essi.
Questi fusti hanno una notevole somiglianza con quelli dell'asparagus acutifolius, dai quali si distinguono però per la parte terminale, la punta, che si presenta ricurva verso il basso.
I getti del Tamaro sono verde scuro, quasi marrone, da cui in modo sparso raggruppate verso la punta partono delle brattee fogliacee del medesimo colore. Queste foglie, nei tralci maschili, sono di ridotta dimensione e costituite da piccoli agglomerati da cui si sviluppano dei piccoli fiori verdastri. I tralci femminili invece sono più sottili e con foglie a forma di cuore di dimensione maggiore ed acuminate in punta. I fiori, piccoli, di color verde giallognolo, partono in sottili peduncoli che si staccano alla base dell'attaccatura della foglia al fusto. Il frutto è costituito da bacche rosso brillante, che maturano in piccoli grappoli nel mese di ottobre.
Per la sua caratteristica di attorcigliarsi ai rami degli alberi, nella zona di Verona il Tamaro è conosciuto anche con il nome di Ligabosco.
Curioso il nome dato dai Francesi a tale pianta: “Herbe aux femmes battues”, ovvero “erba per le donne picchiate”, che deriva dall'uso medicinale che se ne faceva in passato per curare ematomi, contusioni e distorsioni, costituito da impacchi di radice grattuggiata.
La pianta del Tamaro è considerata velenosa, in quanto principalmente nella radice e nelle bacche sono presenti dei principi attivi tossici. Risulta comunque essere una pianta dalle proprietà diuretiche, ematiche, emolitiche ed antiecchimotiche, e veniva appunto utilizzata nella cura di reumatismi e contusioni.
Le bacche invece non devono essere ingerite, in quanto possono provocare avvelenamento con forte bruciore alla bocca, vomito, diarrea, fino a comportare anche problemi respiratori.
Nonostante tale classificazione il Tamaro è comunque utilizzabile anche in cucina: la parte di cui si fa uso è costituita dalle punte dei tralci maschili, che vengono lessati in molta acqua (che poi deve essere assolutamente gettata). Il sapore di queste punte è molto amaro ed acre, così da renderlo poco apprezzato ai giorni nostri, mentre una volta lo si consumava spesso, in quanto non vi era altro!
Informazioni liberamente tratte da "Le migliori erbe spontanee nella cucina contadina di Pigozzo" (vedi vetrina Libri)




