Il Baito Jegher

Baito Jegher

Struttura tipica per la lavorazione comunitaria del latte, il baito è caratteristico della montagna veronese. Il recupero del Baito Jegher lo rende un buon punto di partenza per comprendere ed approfondire la cultura contadina in Lessinia.


Restaurato da alcuni anni e quindi riportato alla dignità d'un tempo, grazie all'impegno ed alla buona volontà dei proprietari del vicino ristorante, il Baito Jegher può essere considerato tappa obbligata in un itinerario turistico culturale attraverso la Lessinia.

Questo Baito, ormai in disuso dagli anni a cavallo tra i '70 e gli '80, è il classico esempio di edificio preposto alla lavorazione comunitaria del latte per la produzione e la stagionatura del formaggio, ed era normalmente utilizzato dalle vicine contrade di Jegher, Erbisti e Vanti.

Le sue origini non sono certe, ma si pensa sia antecedente al 1883, anno che si ritrova inciso su una targa d'intonaco che campeggia al di sopra dell'architrave d'ingresso, cosa che fa per l'appunto presupporre si riferisca ad una precedente ristrutturazione.

Baito Jegher - Logo del fogoLa struttura è costituita da due locali, leggermente sfalsati l'uno dall'altro. L'ingresso, unico, introduce in una stanza in cui campeggia sulla parete di destra l'ampio focolare: questo è il cosiddetto “log o del fogo”, ovvero la stanza nella quale avveniva la lavorazione del latte. Qui troviamo anche il “bucio”, antico sistema per la trasformazione della panna in burro, costruito interamente in legno ad incastro, che consisteva in un bastone che veniva posizionato nel mastello e che con il suo movimento, indotto da uno snodo collegato ad una trave mossa da due lunghe maniglie, portava la panna ad addensarsi. Tale strumento era manovrato stando in piedi, ed ancor oggi si possono notare i solchi degli scarponi dei lavoratori, sulle lastre di rosso ammonitico che formano il pavimento della stanza. In questo locale sono da ammirare anche le vecchie travi annerite dalla fuliggine che sorreggono la classica copertura in lastroni di pietra.

Baito Jegher - Logo del late

Una porta di legno ed uno scalino, che ne rialza il livello del pavimento, portano al secondo locale: il “logo del late”. Questa era la stanza utilizzata per

conservare e portare a stagionatura i formaggi. In tale luogo oggi sono conservati alcuni degli strumenti tipici che venivano utilizzati nella lavorazione del latte: una centrifuga in legno (tranquillamente utilizzabile da una singola persona), coppe, colini (tra cui uno ad erba utilizzato per il filtraggio), strumenti per tagliare la cagliata ed altri attrezzi conservati o ricostruiti dagli stessi gestori dell'albergo ristorante adiacente. Tra questi fa quasi tenerezza uno “sciopeto de saugo”, giocattolo d'altri tempi costruito con legno di sambuco.

La visita al Baito è possibile chiedendone l'apertura ai gestori del vicino ristorante, che potranno illustrare anche l'uso degli antichi attrezzi che sono conservati al suo interno.

Per chi volesse rendere la visita un vero tour gastronomico-culturale nella cultura contadina tra passato e presente, consigliamo la visita anche del vicino caseificio (raggiungibile tramite una tranquilla e piacevole passeggiata) ed un pranzo o cena al vicino ristorante Jegher dove suggeriamo, dato il tema della giornata, i “gnochi di malga con la ricotta affumicata” ed un assaggio di formaggi tipici della Lessinia.

Baito Jegher - La tipica copertura

Ricordiamo inoltre che ormai è appuntamento imprescindibile, fissato per l'ultimo sabato e domenica di agosto, la “Festa del Baito”, giornata ricca di interessanti spunti turistico culturali (percorso del sentiero dei Cimbri, visita alla Grotta di Monte Capriolo, mostra mercato di prodotti ed oggetti tipici della Lessinia, ed altro) in cui verrà riportato almeno per un giorno il Baito al suo antico compito: infatti al suo interno verrà lavorato il latte come si faceva una volta, producendo anche il formaggio che sarà possibile degustare appena fatto.

Per concludere vorremmo evidenziare come la ristrutturazione del Baito, che era ormai abbandonato e rischiava seriamente il crollo, è dimostrazione di come rimboccandosi le maniche e con un po' di sana “buona volontà” sia possibile contemporaneamente fornire attrattive e stimoli al turismo (magari non solo di passaggio) e mantenere in vita la cultura montana e contadina che troppo spesso tende ad essere spazzata via da meri interessi economici che ne cancellano la storia e deturpano i paesaggi.

angolo della poesia

lo scatto di marco malvezzi

L'Angolo della Lettura... Rubrica a cura di Elisa Zoppei