La Pila Vecia

esterno edificio pila veciaNella provincia a sud di Verona, fertile zona ricca di campagne, la coltivazione del riso ha una secolare tradizione. Siamo andati a visitare, vicino a Isola della Scala, una pila, anticamente mossa dall'energia dell'acqua, ancora utilizzata per la raffinazione del riso.

Il riso, originario della Cina e del Giappone, è stato portato in Italia nel 1470 dagli arabi, e già nel 1500-1550 ci sono testimonianze di risaie presenti nella "bassa veronese", cioè la parte sud della provincia, pianeggiante e ricca di campagne.
Ad Isola della Scala un latifondiere, nel 1644 richiese il permesso per costruire una pila per lavorare il riso, e negli anni successivi, attorno al 1650, venne costruita. Nei secoli successivi la pila fu proprietà di diverse famiglie patrizie, tra le quali la Zenobio, che ha dato lo stemma alla pila, e ha anche dato il nome alla "Fossa Zenobia", il corso d'acqua che muove la grande pala che serviva a fornire l'energia necessaria ad azionare i meccanismi.

E la vecchia pila, in dialetto veronese "la pila vecia", è ancora là, perfettamente funzionante ed ancora utilizzata per raffinare il riso. È il gioiello della famiglia Ferron, testimone della sua passione e della antica tradizione nella (coltivazione e) raffinazione del riso.

Quando il riso ha raggiunto il giusto grado di essiccazione, ed è stato privato della lolla, la prima buccia esterna, viene posto nei contenitori, ricavati in un monoblocco di marmo rosso di Verona, alla base della pila, i pestelli vengono liberati e a quel punto iniziano il loro ritmico movimento: vengono alzati dai meccanismi della pila e poi, ricadendo nei contenitori del riso, producono uno sfregamento dei chicchi l'uno contro l'altro; in questo modo si raffinano liberandosi gradualmente della pula, una dura pellicola che avvolge il chicco.
Quando il pestello cade, i chicchi risalgono lungo le pareti, e quando il pestello viene risollevato, il riso ricade verso l'interno.la vecchia pila

Man mano che la pula si stacca dal chicco, crea attrito e il pestello invece di fermarsi sulla base del contenitore, si ferma sempre più in alto, e la pilatura non è più uniforme. Quindi ogni tanto occorre togliere una manciata di riso.
Dopo 6-7 ore, il riso è pronto. A questo punto vengono utilizzati due crivelli, cioè in pratica dei setacci, che durante l'uso restano appesi al soffitto. Il primo serve per togliere la parte farinosa, mentre il successivo divide il riso buono da quello che non ha raggiunto la maturazione completa in campagna, o quei chicchi che si sono eventualmente rotti durante la pilatura.

La vecchia pila è in grado di lavorare 90 chili di riso al giorno.
Questa macchina richiede molta manutenzione. Ogni tanto qualcosa si rompe, e il problema è che non esiste più un artigiano che segua queste vecchie pile; perciò la famiglia Ferron ha la sua officina e produce autonomamente i pezzi di ricambio: ordina, ad esempio dal falegname, qualcosa che somiglia al pezzo che serve, e poi apporta le modifiche e gli adattamenti necessari. Per fare questo è necessaria tanta passione e la voglia di portare avanti la propria tradizione.

Bisogna comunque dire che il riso che esce da questa pila è effettivamente migliore di quello lavorato industrialmente. Esso viene tuttora venduto, in piccola quantità, con una confezione diversa che lo contraddistingue.

Galleria fotografica:

{morfeo 5}

angolo della poesia

lo scatto di marco malvezzi

L'Angolo della Lettura... Rubrica a cura di Elisa Zoppei