Festa del Fuoco a Ljetzan – Giazza

Festa del Fuoco - i 13 fuochiLa Festa del Fuoco che si tiene a Giazza (o più correttamente Ljetzan) è conosciuta anche con il nome di Festa del solstizio d'estate. La festa inizia con la descrizione dell'origine della Festa di San Giovanni e Festa del Fuoco, che vuole questa notte carica di magie, dove anche le erbe acquistano magici poteri nell'immaginario popolare. La manifestazione prosegue con l'accensione dei 13 fuochi rappresentanti gli antichi 13 Comuni Cimbri, accompagnati da gruppi folcloristici con musica, canti e danzatori della tradizione popolare Veneta e Lessinica con il coinvolgimento del pubblico.

Siamo a Giazza nella culla dei Cimbri! Siamo nella magica notte del solstizio d'estate. E' la notte più corta dell'anno in quanto il sole è all'apice della sua luce e diffonde il suo magico splendore ed il suo intenso calore.

E' il solstizio d'estate quando raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all'equatore terrestre per poi riprendere il cammino inverso e declinare verso il solstizio d'inverno intorno a Natale.

Tale giorno era considerato sacro nelle tradizioni pagane precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità popolare con una festa che cade poco dopo il solstizio, il 24 giugno quando nel calendario della chiesa cattolica latina si fa memoria della natività di San Giovanni Battista.

E nella festa di San Giovanni convergono i riti indoeuropei e celtici che esaltano il potere del fuoco e della luce, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori.

Tali riti permangono tutt'ora, e sono antichi più di duemila anni.

Festa  del FuocoTutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo: il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere sull'orizzonte, anche se noi crediamo che cominci l'estate in realtà il sole sta lentamente ed impercettibilmente calando fino a dissolversi nelle brume invernali.

E' nella notte della vigilia di San Giovanni che in tutte le campagne del nord Europa l'attesa del sole era ed è propiziata da falò accesi sulle colline e sui monti, perchè da sempre con il fuoco si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe ed i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si cantava e si danzava e, nella notte magica avvenivano prodigi: le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell'aria scura, promesse d'amore e di fortuna, il MALE si dissolveva sconfitto. Nella veglia del 23 giugno, tra la notte e l'alba, prima di andare alla messa di San Giovanni, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali; allo spuntar del sole, si sceglievano e si raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote.

La rugiada infatti ricordava il battesimo di purificazione del Battista nel fiume Giordano, le erbe dei prati e dei boschi riproponevano la penitenza del precursore di Cristo nel deserto. I fiori di San Giovanni: l'artemisia, l'arnica, le bacche rosso fuoco del ribes, la verbena della quale è credenza diffusa che, colta a mezzanotte della vigilia di San Giovanni, costituisca un'infallibile protezione contro i fulmini. Un altro fiore, l'iperico, detto anche erba di San Giovanni, di colore giallo intenso e che dura un solo giorno è legato al solstizio d'estate, perchè anticamente, chi si trovava per strada la notte della vigilia, quando le streghe si recavano a frotte verso il luogo del convegno annuale, veniva protetto dai loro sortilegi infilandosele sotto la camicia insieme ad alter erbe quali l'aglio, la ruta e l'artemisia. I petali dell'iperico strofinati tra le dita le macchiano di rosso perchè contengono un succo detto “sangue di San Giovanni”.

Il 24 giugno poi è anche il giorno in cui le streghe si recano presso il grande noce di Benevento, l'albero sul quale una dea lunare avrebbe sconfitto il diavolo rimandandolo negli inferi per cui bisognava mettere sulla porta del rosmarino o un ramo d'ulivo ed un barattolo di sale ed una scopa per evitare che le streghe entrino in casa, le streghe infatti prima dovevano contare i chicchi di sale e i ramoscelli della scopa cosa che richiedeva così tanto tempo per cui le streghe erano costrette a fuggire prima della mezzanotte quando iniziava il giorno di San Giovanni.

Alla fine vengono accesi i 13 fuochi, simboleggianti gli antichi 13 Comuni Cimbri, che in questa notte magica rinnovano l'unità di questo antico popolo che si è innestato in questi luoghi e vi ha portato anche tradizioni, una lingua e una sua cultura.

Per informazioni:

Curatorium Cimbricum Veronese

www.cimbri.it


Informazione a cura del Curatorium Cimbricum Veronese

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